Una Scuola per il corallo fu fondata nei primi anni Cinquanta ma dopo la trasformazione in Istituto d’Arte la sua funzione ha perso ogni valore specialistico, e così il corallo algherese viene assorbito quasi interamente dal continente: raccolto a oltre 100 metri di profondità dai pescatori algheresi, acquistato dai campani e trasformato nei laboratori di Torre del Greco, l’oro rosso ricompare nelle vetrine dei negozi di Alghero sottoforma di gioielli, ciondoli e monili preziosi.
E’ questo in estrema sintesi il viaggio del corallo sardo. Così mentre Torre del Greco, grazie anche a oltre 10.000 persone impegnate nel settore della lavorazione del corallo, è ufficialmente riconosciuta come la "capitale mondiale" del corallo, Alghero perde l’opportunità di valorizzare economicamente una delle sue più preziose risorse naturali. Inoltre Alghero, a differenza del centro campano, non ha ancora un Museo del Corallo, anche se la sua realizzazione è stata più volte promessa dalle precedenti amministrazioni. Restano veramente solo questi negozi di gioielli a celebrare l’anima della Riviera del Corallo.
Visitateli, anche solo per curiosità, come se si trattasse di un museo.