Il Tempio di
Efesto è con ogni probabilità
il tempio classico (dorico) meglio conservato al mondo ed è situato sopra l’
Antica Agorà di Atene. Il dio del fuoco e del ferro era venerato in questo luogo, ritenuto il guardiano delle arti e degli artigiani, soprattutto di coloro che lavoravano i metalli e le ceramiche. Negozi di manufatterie metalliche affollavano la zona infatti, nell’antichità, e qualcuno ancor oggi.
Il tempio faceva parte della prima serie di progetti con cui Pericle intendeva cambiare volto ad Atene, la sua costruzione cominciò prima di quella del
Partenone, tuttavia il cantiere fu sospeso e terminato solo dopo. Non si conosce chi ne sia l’autore, ma si conoscono altre opere attribuibili alla stessa mano: il tempio di Poseidone a Sounion, quello di Nemesi a Ramnunte e quello di Ares ad Archanae.
Strutturalmente il tempio fu diviso in un
pronao, una
cella e l’
opistodomo (il luogo che conteneva il necessario per i sacrifici). E’ formato da sei colonne nel lato corto e tredici in quello lungo. Probabilmente la cella era a sua volta circondata da un doppio colonnato similmente a quanto era stato previsto per il Partenone. All’interno erano venerate
due statue bronzee di Efesto e di Atena, realizzate da Alcamene tra il 421 e 415 a.C. . Le metope e i fregi all’esterno della cella sono particolarmente simili a quelle che ornavano il Partenone, raccontano le imprese di
Teseo ed
Ercole.
Come accadde per numerosi altri monumenti, il tempio attraverso i secoli cambiò destinazione d’uso. Attorno al VII secolo d.C., infatti, fu convertito in chiesa e dedicato al culto di
San Giorgio. Durante la dominazione Ottomana venne apostrofato "l’inutile", perché ai Cristiani ne era permesso l’utilizzo solamente un giorno all’anno, quello si San Giorgio appunto.
Nel 1660 rischiò di essere distrutto. I musulmani erano decisi a farne una moschea, solo un ordine diretto da Costantinopoli lo risparmiò.
All’epoca dei viaggiatori europei rinascimentali il tempio di Efesto riscosse tra questi particolare successo, se è vero che molti di essi vi tracciarono firme e dediche tutt’oggi visibili sulle sue pietre. Molti si dedicarono a disegnare copie delle sue statue per rendere note le meraviglie di Atene anche in patria. Tra questi figurano gli italiani
Ciriaco di Ancona e Giuliano da Sangallo. Ma le riproduzioni più fedeli furono quelle di
J. D. Le Roy (Les ruines des plus beaux monuments de la Grece, del 1758).
Furono anche queste illustrazioni probabilmente ad ingolosire
il conte de Choiseul-Goffier e Lord Elgin, rispettivamente ambasciatori di Francia e Inghilterra, che approfittarono della loro posizione per "depredare" Atene, con il consenso del sultano, di molte sculture e metope da portare trionfalmente nei paesi d’origine.
Per visitare il tempio occorre entrare nell’Antica Agorà, si trova ai piedi dell’acropoli. Si raggiunge a piedi da Adrianou, vicino Piazza Ayiou Philippou, oppure con la metro, scendendo alla fermata Monastiraki. Per ulteriori informazioni sulle modalità di accesso e di acquisto dei biglietti si veda la voce "Antica Agorà" di questa guida.
di
Mic+Ricultimo aggiornamento 11/03/2009 22:43