Storia di Bologna
Età Villanoviana

Bologna la "Dotta" fu fondata dagli Etruschi con il nome di "Felsinea" e da subito divenne il centro commerciale più importante dell'Etruria Padana. Successivamente (350 a.C.) fu attaccata dai Galli Boi che non lasciarono alcuna traccia significativa eccetto il nome: "Bonomia" che deriva dalla congiunzione di due suffissi celtici "bol" e "bona" che significano città.

Colonia Romana

Dopo i Galli, la città si convertì in colonia romana e durante il periodo imperiale godette di un grande splendore dovuto soprattutto alla costruzione da parte del console Marco Emilio Lepido della via Emilia (intorno al 187 a.C.) e del famoso reticolo stradale chiamato castrum romano, opere che fecero di essa un centro decisivo della rete viaria della penisola.

Decadenza dell'Impero Romano di Occidente

La stessa via Emilia, però, divenne attorno al III sec d.C. il veicolo principale delle scorribande barbare, a causa delle quali i bolognesi decisero di chiudersi entro una solida cinta muraria che circondava quasi tutta la città, eccezion fatta per i quartieri più poveri situati al nord.

Durante questa logorante crisi dell'Impero romano furono i vescovi di Roma a dare un po' di sollievo alla città prostata grazie al famoso editto di Costantino (313 d.C.) che emanava la libertà di culto, e che permisa la costruzione di numerose chiese e basiliche. La città riacquistò vitalità soprattutto grazie al vescovo Petronio che potenziò notevolmente la cinta muraria, restaurò numerosi edifici pubblici e diede inizio ai lavori della splendida basilica di Santo Stefano. Fu un personaggio tanto significativo che gli fu dedicata, secoli dopo, la Basilica per antonomasia della città: San Petronio situata nella piazza principale.

Bizantini e Longobardi

Questo periodo fiorente ebbe vita brevissima e tra il 535 e il 553 Bologna fu coinvolta nella spaventosa guerra gotico-bizantina, sino a quando nel 569 i Longobardi riuscirono a sottrarre la città ai Bizantini dando inizio ad un governo pacifico sotto la guida del re Liutprando.

Nel 774 Carlo Magno restituì Bologna a Papa Adriano I e insieme a Ravenna entrarono a far parte della Santa Sede dando inizio allo stretto legame tra stato e chiesa destinato a perdurare per secoli e non sempre in modo pacifico. Con la scomparsa della dinastia carolingia (fine IX sec.) Bologna fu annessa al regno d'Italia.

La nascita del Comune e dell'Università

All'inizio del XI secolo si assiste ad una grande ripresa della società civile, grazie anche alla cosiddetta lotta per le investiture che fece sorgere nuove costruzioni e quartieri. Dall'imperatore (Enrico IV) furono riconosciuti ai bolognesi alcuni privilegi ed esenzioni la cui misura doveva essere controllata da una commissione formata da una decina di persone.

Da questo gruppo di rappresentanti nacquero le prime istituzioni comunali (attorno al 1123), formate da aristocratici e giuristi. Grazie a quest'ultimi (il fondatore ufficiale fu il maestro Irnerio al quale è dedicata una delle vie più importanti che circondano il polo universitario), nel 1088 nacque la più importante università europea. In generale questo fu un periodo piuttosto fiorente e ciò fece si che la città fosse fortemente ambita da imperatori, papi e signori locali.

Guelfi e Ghibellini

Durante questi anni Bologna fu coinvolta negli scontri tra guelfi e ghibellini a cui si sommò un generalizzato malcontento della cittadinanza, ma neppure Federico Barbarossa riuscì a sottometterla. Intanto si profilavano potenti famiglie come i Geremei, i Lambertazzi e i Pepoli che incominciarono a contendersi la città, senza però riuscire nell'intento.

XV secolo: i Bentivoglio

Nel 1401 si assiste all'ascesa della famiglia dei Bentivoglio destinata ad avere un enorme peso nella vita politica ed economica della città che fu trasformata di fatto in una signoria semindipendente sotto comunque la sovranità del papa. Solo dopo un centinaio di anni Papa Giulio II liberò la città dai Bentivoglio restaurando definitivamente la sovranità papale e annettendo Bologna allo Stato Pontificio.

Il Rinascimento

Il dominio pontificio causò importanti trasformazioni di alcune istituzioni al fine di limitarne l'autonomia: un caso su tutti quello dell'Università che fu inserita all'interno dell'Archiginnasio. L'influenza vaticana determinò una grande ripresa per la città, soprattutto per quel che concerne la costruzione di opere architettoniche: si aprì la piazza Nettuno con la famosa fontana, fu sistemato il lato orientale di Piazza Maggiore, fu costruita Piazza Galvani etc. Il prestigio fu ulteriormente aumentato da figure artistiche del calibro di Carracci, Guido Reni e il Guercino con le loro relative scuole di pittura.

L'Illuminismo

Nonostante la peste che dimezzò la popolazione agli inizi del XVII sec. la città non frenò il suo sviluppo, proseguendo l'opera di costruzione di eleganti palazzi e intensificando le scuole d’arte. Di notevole importanza è l'istituzione dell'Istituto delle Scienze a Palazzo Poggi ad opera di Ferdinando Marsili.

Il Risorgimento

Con l'arrivo napoleonico anche Bologna partecipò ai profondi cambiamenti che ristrutturarono l'Europa e durante il periodo della Restaurazione partecipò attivamente ai moti risorgimentali che culminarono nel 1848 con la cacciata degli austriaci e il definitivo distacco dalla chiesa e nel 1859 entrò a far parte dell'Italia unita.

Dal XX secolo ai giorni nostri

Nel 1914 si insediò a Palazzo D'Accursio la prima amministrazione socialista con il sindaco Francesco Zanardi, conosciuto anche come "il sindaco del pane" per la sua attenzione verso i ceti meno abbienti. Durante gli anni del primo dopoguerra la città fu tristemente protagonista di alcune sanguinose rappresaglie fasciste, tra le quali, la più tristemente nota è l'uccisione del sedicenne Anteo Zamboni. Bologna uscì fortemente danneggiata dal secondo conflitto mondiale, sia a livello architettonico che economico. Ma la nuova amministrazione democratica si impegnò notevolmente a ricostruire tutti gli edifici distrutti dai bombardamenti e ad approvare un piano regolatore incentrato sopratutto sull'edilizia popolare, dando inizio alla grande ripresa economica della città.

Da questo momento in poi Bologna fu sempre governata da amministrazioni di sinistra, guadagnandosi il famoso aggettivo de "La Rossa". Ma durante gli anni settanta essa fu la città italiana che più di tutte le altre dovette fare i conti con la grande piaga del terrorismo politico che culminò il 2 agosto del 1980 con l'indimenticabile strage della stazione: 87 morti e 177 feriti per mano dell'estremismo di destra. Ancora oggi nella sala di aspetto della stazione vengono ricordati uno ad uno i nomi di quelle persone che per pura fatalità persero la vita quel giorno.