Storia di Formentera

Come è accaduto alle altre isole delle Baleari, Ibiza in primis, anche Formentera ha visto approdare sulle sue sponde tutti i popoli del Mediterraneo. Di queste conquiste, restano poche testimonianze e qualche ricordo nelle carte dei naviganti.

A dare il nome all'isola sono stati i Romanifrumentaria, per la grande quantità di frumento che la sua terra offriva. Per i greci, Ibiza e Formentera erano rispettivamente Phityusas, che significa 'ricca di pini' e Ophiussa, ovvero 'ricca di serpenti'. Oggi in realtà i serpenti sono stati sostituiti dalle lucertole verdi (gechi), simbolo dell'isola.

Con l'arrivo dei Mori, nel decimo secolo, l'isola fu battezzata Koluyunka (Pecoraia). Proprio a questa dominazione si devono le cisterne e i canali di irrigazione, ben visibili a La Savina, le ceramiche e monumenti funebri. L'economia, prima del boom turistico, era legata all'attività delle saline, visibili ancora oggi e sicuramente degne di visita.


Il territorio ha subito, e porta ancora i segni, delle conquiste dei Romani, degli Arabi e poi dei Catalani.

Ma i veri "conquistadores" dell'isola, a cui si deve la sua ben legittima fama, sono giunti nella seconda metà del secolo scorso. Si tratta degli hippie che, per primi, hanno occupato l'isola, facendone meta classica nella fuga dal consumismo e per vivere a pieno il naturismo.

Ad oggi, se non si cerca con attenzione, è difficile, se non impossibile nei mesi estivi, ritrovare lo spirito che ha dato inizio al diffondersi del turismo sull'isola.