|
Un famoso detto napoletano dice Vire Napule e poi muori (traduzione: Vedi Napoli e poi muori), un detto molto caro ai napoletani che amano celebrare così lo splendore della loro città. Tutti parlano di Napoli, ma nessuno è in grado di descriverla coerentemente. Città complessa e contraddittoria Napoli riflette tutte le descrizioni per restituirle moltiplicate. Innanzitutto c’è la Napoli dell’acqua, quella del golfo che circonda e lambisce la città ed i suoi castelli (Castel dell’Ovo, Maschio Angioino). Poi c’è la Napoli del Fuoco, quello che le scorre tra le viscere e ribollisce all’interno del Vesuvio. C’è poi la Napoli dell’aria, con i suoi venti che spirano dal mare con forza e portano nelle strade l’odore del sale ed i gas della Solfatara che si spargono nell’entroterra. C’è infine la Napoli della terra, dei continui saliscendi, collina, lungomare, collina…. La terra scura e lavica del Vesuvio che sorveglia, come un gigante dall’alto dei suoi 1200 m, tutta la città. Ma c’è anche un’altra Napoli ed è la Napoli che calpestiamo tutti i giorni inconsapevolmente, la Napoli del sottosuolo, la Napoli sotterranea che percorre da sotto le vie della città, una città parallela ed invisibile che vive nel buio. Esistono tante Napoli. E nelle infinite facce di Napoli è facile perdersi. Come un’intricata ragnatela di viuzze Napoli cattura lo spettatore e gli toglie il respiro. Lo costringe a guardarsi attorno, senza poter capire, ma incantato da tanta diversità. Il centro storico è un vero e proprio groviglio di vicoli, rumori, odori, che rimbalzano da un lato all’altro della strada, costituendo una ragnatela invisibile. Strade strette ed impenetrabili che non portano da nessuna parte, se non nel cuore pulsante della città, quella che vive per strada, come una volta, tra ‘bassi’(case popolari napoletane che si affacciano sulla strada), motorini sfreccianti e fili di vestiti colorati che si stendono tra le ‘pareti’ della città, ostacolando il passaggio. C’è poi la Napoli alta e benestante, la Napoli che sorveglia, fiera, dall’alto delle sue colline il trambusto che si agita ai suoi piedi: è la Napoli dei quartieri del Vomero, di Posillipo, architettonicamente molto distanti dalle case del centro, con palazzi moderni e strade percorribili in doppio senso. E c’è la Napoli Hi-tech, la Napoli dei grattacieli che svettano nel cielo e visibili già dal primo ingresso in treno alla stazione centrale. E’ la Napoli circoscritta a meno di un chilometro quadrato, quella degli uffici ultramoderni e dei breaker che popolano il Centro Direzionale. Forse c’è un elemento comune che accomuna tutte queste facce della città ed è l’odore del caffè e della mozzarella filante sull’impasto morbido della pizza, che si sparge per le strade della città ricordando che i napoletani sono, in primo luogo, un popolo buongustaio ed amante delle cose fatte bene e con lentezza, un popolo pronto a fermare lo scorrere della propria giornata per una semplice pizza accompagnata dall’aroma di un buon caffè e due chiacchiere scambiate con il primo passante di turno. |