Cappella Palatina


 

Piazza del Parlamento 1 - 90134 - Palermo
Zona: Cuba Calatafimi
Mezzi: Autobus 104, Autobus 389, Autobus 305
T. +39 (0)91 69.61.111   F. +39 (0)91 65.61.737
1  2  3  4  5    Voti: 0
Clicca sulla stellina per votare



Recensione di faith

La Cappella Palatina di Palermo, situata all'interno del Palazzo Reale, è una delle più belle e importanti testimonianze di arte islamica nel nostro Paese, nonché un esempio di rara armonia tra l'impianto centrale bizantino (presbiterio) e lo schema basilicale latino (navata) della struttura.

La Cappella fu fatta edificare da Ruggero II tra il 1130, anno della sua incoronazione, e il 1140. Il nome Palatina, infatti, deriva dal latino palatinus, che sta a indicare proprio una chiesa o una cappella riservata a un regnante e alla sua famiglia, e che a sua volta deriva da palatinum, palazzo imperiale. In origine la Cappella Palatina sorgeva isolata, con l'abisde rivolta ad oriente come vuole la tradizione bizantina; in seguito venne inglobata a poco a poco all'interno di Palazzo dei Normanni (altro nome del Palazzo Reale), che oggi la nasconde completamente alla vista, permettendone l'accesso dal nartece antistante la Cappella.

La struttura della Cappella è a schema basilicale a tre navate, divise da archi ad ogive; a loro volta, le navate sono suddivise da dieci colonne di spoglio in granito e marmo cipollino, abbellite da capitelli compositi; mentre la cupola è eretta sul santuario triabsidato. Sulla destra, vicino alla divisione tra il presbiterio cinto da una balaustra in marmo e sopraelevato di cinque gradini, e lo spazio antistante, si trova il doppio ambone, sorretto da quattro colonne e due pilastri, con leggii retti da un'aquila e da un leone. A lato, è possibile ammirare il bellissimo candelabro pasquale, risalente al XII secolo, un'opera di scultura particolarmente pregiata e riccamente decorata: il piedistallo quadrato è formato da quattro leoni ricurvi, intenti a sbranare due uomini e due animali, mentre un intreccio vegetale racchiude alcune figure di fiere e un uomo armato che si difende da esse. Al di sopra di questi intarsi, in una mandorla sorretta da angeli, figura il Cristo assiso con in mano il vangelo; in basso a destra si trova invece una figura in veste episcopale che gli si china innanzi (si ipotizza lo stesso Ruggero II). L'ultimo livello è sostenuo da due ordini di uccelli (in particolare, avvoltoi che beccano le code di slanciate cicogne): si trovano qui tre immagini dell'uomo colto in età differenti; la plasticità di queste figure suggerisce una realizzazione posteriore, ma non si hanno informazioni certe sulla loro datazione.
Sulla parete di fondo della Cappella Palatina si trova il maestoso trono reale, che forma un tutt'uno con il mosaico sovrastante, il Cristo assiso e circondato dagli arcangeli Gabriele e Michele e dai santi Pietro e Paolo (cui la Cappella è consacrata); mosaici di cui è costituito lo stesso trono, con al centro lo stemma aragonese.
Va, inoltre, ricordato che il pavimento della Cappella è a disegni geometrici di marmo e mosaico, disposti in modo tale da formare grandi riquadri di ispirazione orientale.

I mosaici sono certamente l'opera d'arte che più contraddistingue la Cappella Palatina, per la loro bellezza e maestosità, ma anche per il loro immenso valore storico.
I temi della decorazione a mosaico furono ispirati dallo stesso Ruggero II e rappresentano una rara fusione di esperienze culturali differenti, primo tra tutti lo stile islamico, che caratterizza il soffitto ligneo a lacunari e muqarnas (stalattiti), e i vivaci dipinti risalenti al quarto decennio del XII secolo e che raffigurano i piaceri della vita di corte e gli svaghi del principe, costituenti il più vasto ciclo pittorico islamico pervenutoci.
Nello specifico, i mosaici sono realizzati in smalto e foglie d'oro incollate a tessere di vetro, accorgimento che li rende particolarmente vivaci e brillanti. In essi è raffigurata la storia dell'antico testamento (navata centrale), alcune scene della vita di Cristo (presbiterio) e dei santi Paolo e Pietro (navate laterali). Tutt'intorno si trovano rappresentazioni di profeti, santi e angeli a figura intera o racchiusi in medaglioni. Mentre alcuni mosaici, i più antichi, risalgono, appunto, agli anni '40 del XII secolo, quelli della navata centrale sono degli anni '60-'70 dello stesso secolo e vantano, infatti, il medesimo stile del famoso Duomo di Monreale.

La sequenza delle scene della navata centrale aveva una funzione didattica per i fedeli: esse narrano infatti gli eventi biblici per immagini, come quella, particolare, del Peccato Originale, in cui sia Adamo che Eva hanno già in bocca il frutto proibito e stanno già cogliendone un secondo. A partire dalla seconda parte della scena del sacrificio di Caino ed Abele, quando il fratello colpevole mente al Signore, fino al quadro che ritrae la famiglia di Noè, i mosaici sono dei rifacimenti ottocenteschi, dallo stile molto differente rispetto agli altri presenti nella navata centrale.
Le scene del presbiterio erano invece destinate al clero, da cui esso doveva trarre spunti di riflessione: la disposizione delle immagini, quindi, non è consequenziale e la scelta dei temi, soprattutto nell'abside destra, è volta a sottolineare i momenti più importanti della vita di Gesù.
La cupola che sovrasta il coro è occupata dal Cristo Pantocratore, circondato da quattro arcangeli e quattro angeli; mentre nel tamburo si trovano figure di personaggi biblici con, all'interno delle nicchie agli angoli, i quattro Evangelisti.
Sull'arco che precede l'abside è raffigurata l'Annunciazione, che fa da cornice al Cristo Benedicente nel catino e alla Madonna in trono. Al centro del sottarco si trova, all'interno di un medaglione, il trono del giudizio con la croce (cui è appesa la corona di spine) e la colomba.
Il transetto sinistro è dominato dalla figura di S. Andrea, che si trova nel catino dell'abside e che ha sostituito, nel XIV secolo, quella più antica di S. Pietro, a cui si affianca la Madonna col Bambino, detta Odigitria (colei che indica la retta via). Di lato, infine, è raffigurata la predicazione di Giovanni Battista nel deserto.
Il transetto destro è dominato dall'immagine di S. Paolo, sempre nel catino dell'abside, circondata da scene della vita di Cristo; sulla volta a botte si trova rappresentata la Pentecoste, simboleggiata dalla colomba mentre discende su tutti gli apostoli.
Nelle navate laterali sono infine raffigurate scene di vita di S. Paolo e di S. Pietro.

Ugo Falcando, storiografo della corte normanna (1190 circa), descrive così la Cappella Palatina: “A coloro che entrano nel palazzo da quella parte che guarda si presenta per prima la Regia Cappella col pavimento rivestito di un magnifico lavoro, con le pareti decorate in basso con lastre di marmo prezioso e in alto invece con tessere musive, parte dorate e parte di vari colori, che contengono dipinta la storia del vecchio e del nuovo testamento. Adornan poi l'altissimo tetto di legno la particolare eleganza dell'intaglio, la meravigliosa varietà della pittura e lo splendore dell'oro che manda raggi dappertutto”.

L'esterno della Cappella Palatina, seppur non altrettanto sfolgorante come l'interno, è comunque di ottima fattura e di grande maestosità. Particolarmente mirabile è la bella corte a tre ordini di arcate. Sulla parete sinistra si trova un'iscrizione in lingua latina, greca e araba, originariamente posta alla base della torre campanaria e che tesse le lodi di un orologio costruito sotto Ruggero II.
Il lato esterno visibile della Cappella, che corrisponde alla navata laterale destra, è inoltre decorato su due livelli: quello inferiore ricalca la decorazione del medesimo livello interno, ricco di lastre in marmo bianco incorniciate da decorazioni musive in pietra dura. Il livello superiore è invece formato da quadri musivi che narrano storie di David. Di fianco all'ingresso è infine raffigurato Ruggero II che consegna al ciantro (responsabile della cappella) la pergamena che sancisce l'istituzione del corpo ecclesiastico regio.

In seguito al terremoto del settembre 2004, la Cappella Palatina è stata sottoposta a un'indispensabile attività di restauro, che si è conclusa nel luglio 2008 e che l'ha riportata all'antico splendore.
L'edificio ospita inoltre, all'interno della cripta, una piccola area museale chiamata Tesoro della Cappella Palatina.


Orari di apertura della Cappella Palatina di Palermo:

Lunedì-venerdì: dalle 9:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle16:45
Sabato-domenica: dalle 09:00 alle 12:00

Per maggiori informazioni:

Tel: +39 (0)91 69.61.111
Fax: +39 (0) 91 65.61.737



di faith

ultimo aggiornamento 07/02/2010 17:50


Inserisci il tuo commento
Scrivi un commento...


Nome (obbligatorio):

Indirizzo email: