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Gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman nel 1642 furono i primi europei a raggiungere le coste della Nuova Zelanda. Molti membri dell'equipaggio vennero uccisi dai maori e l'esito della spedizione fu tenuto segreto per evitare eventuali insediamenti della rivale Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Gli europei non tornarono sulle isole fino all'arrivo dell'esploratore britannico James Cook, che durante il suo viaggio del 1768-71 sbarcò in Nuova Zelanda e mappò gran parte delle coste. In seguito alla spedizione di Cook, molte altre navi europee e americane sbarcarono sulle isole. Gli europei commerciavano con i nativi cibo europeo, armi e utensili in metallo in cambio di acqua fresca e cibo locale. L'introduzione della patata e del moschetto ebbe un notevole impatto sulla società maori. Soprattutto l'utilizzo dei moschetti modificò i rapporti di forza tra le varie tribù, portando alle cosiddette "guerre del moschetto". Altra influenza che modificò gli equilibri delle popolazioni locali fu quella delle missioni cristiane che si stabilirono nel paese per convertire gli indigeni. Il governo britannico, preoccupato dalle mire espansionistiche francesi, decise di inviare in Nuova Zelanda William Hobson, al fine di reclamare la sovranità britannica e stipulare un trattato con i nativi: dal 1788 al 1840 la Nuova Zelanda fece formalmente parte del Nuovo Galles del Sud. Solo con il Trattato di Waitangi, stipulato nella Baia delle Isole il 6 febbraio 1840, venne costituita la nazione neozelandese, riconoscendo i diritti della popolazione maori. Hobson scelse inizialmente Okiato come capitale della nuova colonia, per poi trasferirsi ad Auckland nel 1841. A partire dal 1840 consistenti ondate di coloni europei giunsero in Nuova Zelanda. Se inizialmente i maori si mostrarono desiderosi di commerciare con i bianchi (da loro chiamati pakeha), e proprio grazie a questo tipo di attività diverse tribù riuscirono ad arricchirsi, la situazione cominciò però a peggiorare intorno al 1860. Di fronte alla crescita degli insediamenti dei bianchi (stimolata dalla scoperta dell'oro) i maori temettero di perdere il controllo della loro terra. Tali contrasti portarono alle cosiddette guerre maori, combattute tra gli anni '60 e '70 dell'Ottocento, che causarono ai maori la perdita della gran parte delle loro terre. Il primo parlamento neozelandese si insediò nel 1854, primo passo verso l'autonomia del paese; a fine secolo la Nuova Zelanda poteva dirsi indipendente dalla madrepatria. Nel frattempo, nel 1863, il primo ministro Alfred Domett fece sì che la capitale venisse trasferita da Auckland in una località sullo stretto di Cook, probabilmente al fine di impedire che l'Isola del Sud diventasse una colonia separata. Alcuni commissari australiani - scelti per la loro neutralità - candidarono a questo ruolo Wellington, (città che deve il suo nome a Lord Wellington, vincitore della battaglia di Waterloo) grazie alla sua posizione centrale e al suo porto. Fu così che il parlamento venne trasferito ufficialmente nel 1865. Il 26 settembre 1907 la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion, per poi diventare completamente indipendente nel 1947, anno in cui venne ratificato lo Statuto di Westminster del 1931 (va però detto che già da molto tempo la Gran Bretagna aveva cessato di esercitare un ruolo attivo nel governo dell'ormai ex-colonia). I legami con la Gran Bretagna comportarono notevoli difficoltà per l'economia neozelandese durante la Grande Depressione, portando alla formazione del primo governo laburista.
Il nuovo governo optò per la creazione di un vasto welfare state e di una economia orientata al protezionismo. Vista la forte impronta lasciata dai coloni europei, la Nuova Zelanda si dimostrò sempre un membro fedele dell'Impero britannico: i contingenti neozelandesi combatterono durante la seconda guerra boera e durante le due guerre mondiali; il governo neozelandese appoggiò quello britannico durante la crisi di Suez.
La partecipazione alla prima guerra mondiale valse al paese il mandato sulle Samoa occidentali e su Nauru. La Nuova Zelanda partecipò, inoltre, alla Guerra di Corea del 1950-1953, tra le forze ONU ed entrò, nel 1955, nell'Organizzazione del Sud-Est Asiatico. Nel 1961, vennero accolte le richieste di indipendenza delle isole Samoa occidentali. Nel 1965 le truppe neozelandesi furono inviate in appoggio al governo del Vietnam del sud, durante la Guerra del Vietnam. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale fu di grande prosperità economica per la Nuova Zelanda; tuttavia, proprio in quel momento cominciarono a manifestarsi alcune pressanti questioni sociali. I maori iniziarono a trasferirsi nelle città in cerca di occupazione e, contemporaneamente, a sperimentare un risveglio della loro cultura e a protestare sostenendo il mancato rispetto del Trattato di Waitangi.
Nel 1975 fu istituito un tribunale per indagare sulle presunte infrazioni del trattato. Ma i tradizionali legami economici con la Gran Bretagna cominciarono ad allentarsi, specie per effetto dell'ingresso di quest'ultima nella Comunità Economica Europea. Nel corso degli anni '80 si verificarono numerosi cambiamenti economici e sociali, soprattutto grazie all'allora ministro delle Finanze Roger Douglas (tant'è che solitamente le trasformazioni di quel periodo sono note come "Rogernomics"). |